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we go were they leave us
Artisti: Will-Ma Kammerer
A cura di: Josef Duregger
Will-ma Kammerer Territorio
Will-ma Kammerer Territorio

Negli ultimi tempi sembra che la promessa di salvezza per molte persone stia nuovamente nella delimitazione, nella salvaguardia del proprio ambiente vitale – se necessario anche con la violenza. Ciò che pensavamo di aver superato con il crescente benessere e la pace emerge nuovamente in tutto il mondo nella vecchia nitidezza.

Si diffonde un nuovo fondamentalismo e nazionalismo e prende forma nelle nostre menti e ci chiediamo dove questo ci porterà. Il dialogo si trasforma in un monologo tra sordomuti, i quali si caratterizzano attraverso la demarcazione, l’esclusione e il rifiuto dello straniero. All’orizzonte si intravede un nuovo mix di lingue di dimensioni babiloniche. Ciò

risveglia paure e sfocia nella richiesta di un territorio chiaramente definito, di una cultura dominante, di confini minati che promettano una ipotetica sicurezza.

Nel contempo viviamo in un mondo che cambia in modo così rapido che non riesco a comprendere (dice la Kammerer) come oggigiorno gli artisti possano ancora creare plastiche monumentali, opere d’arte che celebrano ciò che persiste, dura ed è costante.

L’arte è per la Kammerer una lotta continua, una ricerca costante di coordinate del tempo rispettivo, di costrizioni sociali determinanti.

È anche la ricerca di vie d’uscita, di nuovi orizzonti, di risposte alle domande urgenti dell’umanità. È anche un tendere verso la libertà che aiuta a superare le demarcazioni dei confini.

La Kammerer lavora in base a ciò che lei stessa dichiara con il materiale espanso che è incredibilmente variabile, costantemente in procinto di sviluppare una propria lingua e forma. Io lotto, così dice nel colloquio che ha luogo nel suo studio, di continuo con questo materiale, con queste forze pulsanti, immanenti nel materiale, che non si fanno domare. Sembra che il materiale abbia una sua propria volontà. Una vita personale (forma) la ha comunque. Punti di partenza delle sue opere più nuove, che l’artista espone a Dobbiaco – così risponde alla domanda relativa – sono i vivai del potere, p. es. Berlino, la capitale del Reich di un tempo

e uno dei centri di potere più determinanti d’Europa. Essi costituiscono la base su cui le strutture fragili sorgono e operano. Ciò che si sviluppa su questi modelli è in cambiamento costante, è una lotta esistenziale per la forma determinante del territorio spirituale e politico. La Kammerer non vuole considerarsi come poetessa di ciò che è fragile, di ciò che è soggetto al cambiamento, dell’attimo. Queste sono parole troppo grosse, dice. Lei ci vuole però far guardare nello specchio e metterci davanti agli occhi il nostro bigottismo, la nostra arroganza e la nostra disponibilità alla violenza.

 
 

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Festspiele Südtirol | Alto Adige Festival
Tel +39 0474 976151
 
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Dobbiaco, Via Dolomiti 41
 
 
 
 
 
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